Tra i modelli linguistici utilizzati, il medico può rilevare una prevalenza di predicati visivi, auditivi o cinestesici e quindi scegliere di adattare ad essi le proprie scelte lessicali e sintattiche, in modo da “parlare la stessa lingua” del paziente a partire dalla modalità in cui quest’ultimo struttura l’esperienza prima di rappresentarla verbalmente.
Ad esempio, se un paziente utilizza con prevalenza espressioni quali “mi faccia vedere”, “a ben guardare”, “me lo scriva così capisco con i miei occhi che cosa vuole intendere”, molto probabilmente il suo modo di rappresentare la realtà a se stesso e agli altri, in quel momento e in quelle specifiche circostanze, è visivo.
Analoga operazione si può fare per le altre modalità rappresentazionali, individuabili anch’esse a partire dagli schemi linguistici prevalenti utilizzati da un determinato paziente, in una determinata situazione, parlando di un determinato argomento.
Conoscere questo tipo di preferenza consentirà al medico di strutturare adeguatamente il proprio modo di partecipare all’interazione a livello sia verbale che non verbale.