Spesso, quando due persone si “ricalcano”, si muovono spontaneamente e inavvertitamente allo stesso ritmo, parlano con un tono di voce simile, assumono posture simmetriche, utilizzano espressioni linguistiche simili e un lessico ricorrente: tendono, complessivamente, ad assomigliarsi, e più si assomigliano, più aumenta la loro disponibilità ad affidarsi l’una all’altra. In presenza di queste condizioni, può accadere che una delle due decida di muovere in una determinata direzione, e che l’altra persona, sentendosi fiduciosa, si adegui al cambiamento proposto, più o meno esplicitamente. In altre parole, una persona guida l’altra, e quest’ultima è disposta a seguirla.
Il medico può riprodurre deliberatamente gli schemi del ricalco e della guida: il primo ha lo scopo di creare un rapporto di affinità che tranquillizzi e renda fiducioso il paziente, in quanto gli trasmette il messaggio del medico “io sono come te e ho il tuo modo di essere e di sentire”. A questo punto è come se il medico ottenesse dal paziente il permesso non scritto di stabilire la direzione e di condurre il gioco, accompagnando il paziente, ormai fiducioso e collaborativo, nella cura e nelle successive tappe del trattamento (interessanti spunti dal testo “Comunicazione Medico-Paziente” di Roberti, Bellotti e Caterino).