Al giorno d’oggi prendersi cura di un paziente può essere fonte di stress; il fenomeno conosciuto come “Burnout syndrome“, tipica di tutte le relazioni d’aiuto, si verifica quando il professionista è incapace di risolvere certi aspetti della relazione, coinvolgendosi emotivamente in maniera eccessiva. Nonostante il contesto di Stato Sociale così come è predisposto giochi un ruolo importante in questa condizione, è essenziale per il medico (o ogni alto professionista) essere in grado di mantenersi in ogni situazione su un livello psicologico e relazionale, specialmente riguardo la questione dell’ansia. In questo modo si ottiene la protezione emotiva del paziente e del professionista, con il risultato di un miglioramento nella relazione. La soddisfazione di entrambi i membri della relazione, paziente e medico, è strettamente connessa ed ha una influenza determinante sul grado di soddisfazione terapeutica e di efficienza istituzionale.
Aprile 15, 2008 alle 5:34 pm
“Il tempo dedicato alla comunicazione con il paziente è tempo dedicato alla cura”. Così recitava una frase non più in voga nel nuovo modello aziendale del servizio sanitario. Obiettivi, progetti finalizzati, abbattimenti delle liste d’attesa come si conciliano con il livello di soddisfazione del paziente-utente e “la qualità percepita”, che si riferisce sostanzialmente a come la struttura sanitaria e gli aspetti relazionali e di comunicazione vengono vissuti dai protagonisti del processo assistenziale. Tutto questo non fa che aumentare la conflittualità tra medico e paziente, ponendo il primo in uno stato di frustrazione e di impotenza che sempre meno raramente sfocia nella così detta sindrome di burnout.