Come diceva Albert Schweitzer “il paziente non lo sa, ma il vero medico è quello che ha dentro di sé. E noi abbiamo successo quando diamo a quel medico la possibilità di fare il suo lavoro”.
Se il medico è competente sulla malattia, il malato è l’unico competente a dire come la vive e la soffre. Se il malato deve saper imparare dal medico le informazioni sulla malattia e la cura, il medico deve saper imparare dal malato le informazioni su come lui vive la malattia e la cura (secondo Massimo Tombesi, se il paziente non sempre ha ragione, ha sempre almeno una ragione). Si può pensare ad un incontro tra esperti con diverse competenze: quella di ascoltare il più possibile senza pregiudizi e quella di definire in maniera il più possibile precisa il proprio malessere. La relazione può, quindi, diventare sempre più un momento, se non il primo, di cura. A questi esperti, poi, possiamo aggiungere le potenzialità del contesto che li circonda (reti sociali e nuovi media) e trovare uno scenario comunicazione medico-paziente sempre più attivo e interessante da indagare. Pronti per il nuovo contesto…oltre la diade.
Aprile 14, 2008 alle 7:46 am
Tematica molto interessante e sempre più attuale quella relativa alla comunicazione fra il medico ed il paziente! Sarebbe molto utile istituire, da parte di voi psicologi, corsi di aggiornamento per i medici (rarissimi su questo argomento, pressochè inesistenti) e serate “culturali” di educazione sanitaria rivolte a tutti i potenziali pazienti.
Non solo campagne di educazione alimentare, di lotta al fumo o di prevenzione dei tumori, ma appuntamenti riguardanti la cura della relazione diretta e non mediata fra il paziente (con il suo “problema di salute”) e il medico che il paziente stesso ha scelto di contattare…
Ritornerò a breve sull’argomento, spero per un contributo pratico, sul suo blog. Buona giornata.