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La sanità sbarca sul telefonino

Maggio 25, 2008

Negli Stati Uniti ogni 3o programmi di ricerca tecnologica in medicina, 17 riguardano i telefonini.

L’ultima novità in telemedicina assume le sembianze di un “tradizionale” cerotto. Questo si applica facilmente sulla pelle, ma la sua particolarità consiste nella presenza di un sensore in grado di misurare la glicemia, la temperatura, le reazioni allergiche e altri dati importanti, per esempio, per la diagnosi di malattie cardiocircolatorie. Questo speciale «band aid» trasmette i dati al cellulare che, a sua volta, li invia al medico o all’infermiera che segue il paziente. Questo cerotto, realizzato dai ricercatori della Gentag, una società americana di telemedicina, comincerà ad entrare in circolazione in Europa già nella prossima estate. A giugno, inoltre, Life Records (altro pioniere Usa del software per la salute) immeterà sul mercato un’applicazione che permette di avere accesso a tutte le informazioni mediche personali conservate nei sistemi informatici. Tale applicazione, il cui costo si stima che varierà tra i 45 e i 55 dollari l’anno, è attualmente fruibile solo da parte di chi possiede un iPhone: il cellulare «intelligente » della Apple dotato di una tecnologia di riproduzione e scorrimento delle immagini che facilita la consultazione sul piccolo schermo dei risultati di ecografie, lastre, elettrocardiogrammi.

Grazie all’entrata della tecnologia nel settore sanitario, questo ha potuto fare notevoli progressi. Accanto però ai benefici vi sono, tuttavia, anche costi sempre più ingenti (si pensi, per esempio, alla frequenza con la quale le radiografie sono state sostituite da risonanze magnetiche e Tac; oppure al prezzo elevatissimo dei nuovi farmaci biotech). Una parte di queste tecnologie, però, (in particolare quelle informatiche) dovrebbero anche avere la capacità di ridurre drasticamente i costi di produzione dei servizi medici. Nel concreto, tuttavia, questo processo, in America, ha faticato ad affermarsi a causa di problemi legati alla tutela della «privacy » dei dati medici messi in rete, ma soprattutto perché nessuno dei protagonisti della sanità Usa (compagnie assicurative, ospedali, medici) era disposto ad affrontare gli enormi costi della realizzazione di un sistema digitale nazionale e aveva la forza di imporre standard omogenei.
Il cambiamento di prospettiva è piuttosto recente e può essere fatto risalire appena ad un paio d’anni fa, quando i grandi dell’informatica e delle tecnologie mediche  (da Microsoft a Cisco, da Google a General Electric) hanno iniziato ad investire nella sanità digitale. Contemporaneamente si sono realizzati i cosidetti “cellulari intelligenti”, in grado di sostituire buona parte delle funzioni svolte fino a quel momento solo da un computer. La ricerca si è così concentrata sempre più in questo settore, con la speranza di dar vita a una medicina non solo digitale e a distanza, ma anche mobile.

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ritiene che il cellulare sia la chiave di volta del progresso della medicina nei Paesi poveri: basti pensare che oggi la metà delle attrezzature di monitoraggio della salute inviate nel Terzo mondo rimane inutilizzata per mancanza di personale specializzato o delle parti di ricambio. In futuro basterà saper usare il telefono mobile. Inoltre, anche nelle zone più ricche la nuova tecnologia può consentire non solo risparmi, anche miglioramenti delle cure. Ad esempio, in California il San Mateo Medical Center ha creato da tempo BeWellMobile, sistema destinato a chi soffre di asma e diabete, basato sulla trasmissione quotidiana di dati ai propri medici. Un test durato due anni ha dimostrato che nessuno dei pazienti che in precedenza si era ritrovato in zona-pericolo e quindi era finito al pronto soccorso, ha più avuto bisogno di un intervento medico di emergenza.

Questionario online

Maggio 9, 2008

Abbiamo realizzato la versione online del questionario rivolto ai pazienti e finalizzato ad indagare il loro rapporto con l’odierna Health Knowledge Management.

Per compilarlo clicca qui.

La prevenzione online: Comocuore sbarca su Second Life

Maggio 3, 2008

Comocuore, associazione lariana per la lotta contro l’infarto, ha recentemente aperto un centro di formazione permanente nell’isola della fondazione NoWomanNoLife, grazie al quale gli utenti di “Second Life” (realtà virtuale popolata da milioni di persone che si celano dietro un alter ego) potranno avvicinarsi alle tecniche di Rcp (Rianimazione Cardio-Polmonare). Se dunque salvare una persona via Internet è impensabile, imparare a farlo grazie alla Rete è diventato possibile. Il consigliere di Comocuore, Edoardo Colombo, riguardo tale progetto ha dichiarato: “Second Life è un’area di sviluppo e comunicazione sulla quale abbiamo molto riflettuto prima di avventurarci, ma riconosciamo a questo strumento una grande valenza a sostegno dell’attività reale. Soprattutto perchè parla nel linguaggio dei giovani, ed è un elemento di continuità con gli inteventi che stiamo facendo nelle scuole [...] La formazione su questa piattaforma virtuale è più avvincente rispetto all’attività tradizionale“. Come accade talvolta per i progetti migliori e più innovativi, anche quello di Comocuore è nato quasi per caso. L’idea di creare un centro di formazione su Second Life è stata resa possibile dal fortuito incontro tra Comocuore e Luca Botturi, project manager della Seed, impresa no profit di Lugano che opera nel campo della formazione, delle tecnologie e della cooperazione internazionale. La piattaforma è costutuita da cinque postazioni, tutte di color arancione, in cui è possibile posizionare il manichino (avente la funzione di alter ego) e imparare così le tecniche di rianimazione cardio-polmonare.

Un altro progetto, intitolato “Salvagente 2007-MiniAnne”, e promosso, dalla Comocuore sta prendendo avvio in questi giorni. MiniAnne è il manichino su cui imparare le tecniche di rianimazione cardio-polmonare: il progetto porrà a confronto, all’interno di due scuole, due sistemi di apprendimento, uno più tradizionale ed uno più innovativo basato su un filamto didattico e sull’esercitazione tramite il manichino.

Per saperne di più…http://www.comocuore.org/asp/Index.asp

Medici, Pazienti e l’Health Knowledge Management

Maggio 2, 2008

Abbiamo deciso di investigare il rapporto di medici e pazienti con l’Health Knowledge Management attraverso:

Da quanto emergerà da questi strumenti ci proponiamo di ottenere maggiori informazioni sul rapporto tra medici, pazienti e l’Health Knowledge Management.

We want to study the doctor-patient’s relation using the Health Knowledge Management model.
To reach our goal we addressed a semi-structured interview to the doctors and a questionnaire to the patients.
By our measurements we hope to get more information about the relation among doctors, patients and the Health Knowledge Management.

Curarsi online

Aprile 30, 2008

Probabilmente fino a 10 anni fa l’idea di potersi affidare anche a informazioni ricavate da Internet per la gestione della propria salute avrebbe creato sconcerto e scalpore. Oggi la realtà è cambiata e sono tantissimi i siti seri ed accreditati (secondo il British Medical Journal, oltre 100.000) che offrono consulenze online. Per discriminare i siti degni di fiducia da quelli “meno seri” occorre semplicemente controllare che il sito abbia il logo della Health on the net foundation,  l’associazione europea avente sede a Ginevra che si occupa del controllo qualità sulle informazioni mediche online. A livello statunitense, il più consultato risulta essere il Dr Everett Koop . All’inizio della navigazione si può scegliere se fare una visita guidata (site tour) attraverso la parte didattica, che comprende articoli delle più prestigiose riviste mediche internazionali e banche dati, oppure se consultare canali chat attraverso cui avere dei veri e propri colloqui con i medici. Infine il sito offre anche una  pagina per rivolgersi direttamente  al Dr Koop, il quale è sempre disponibile a elargire consigli, soprattutto a pagamento. Oltre a questo sito, negli Stati Uniti, tra i più accreditati vi sono:

  • http://www.drweil.com/, molto simile al sito del Dr Koop, ma nel campo delle medicine alternative;
  • http://www.thelancet.com/, sito interattivo di una prestigiosa rivista medica, molto visitato grazie alla sua autorevolezza e alla presenza di gruppi di discussione sulle singole malattie;
  • www.nim.nih.gov, sito della National Library Medicine;
  • http://www.mayoclinic.com/, sito della più famosa clinica del paese;
  • http://www.yoursurgery.com/, sito di grande successo non tanto per l’aiuto pratico che offre al cittadino quanto piuttosto per le immagini realistiche e le dettagliate descrizioni delle operazioni chirurgiche.

A livello italiano (in notevole ritardo rispetto agli USA) si incontano alcuni interessanti e autorevoli siti tra cui:

  • www.comestai.net, sito della Regione Lombardia che offre la consulenza di diversi specialisti pronti a rispondere ai quesiti dei consultatori, anche inviando mail recanti elenchi di siti collegati alla malattia in questione;
  • hospital today, sito in cui alla reception sono presentati tutti i medici e le loro specializzazioni. Cliccando sulla specializzazione che interessa, si accede ad uno spazio bianco in cui è possibile presentare il proprio problema; entro una settimana sul proprio indirizzo di posta elettronica arriva la risposta con consigli dettagliati e l’elenco dei principali ospedali a cui rivolgersi vicino al proprio comune di residenza. Il progetto ha ricevuto anche il Bengemann challange, importante riconoscimento svedese per le sette realizzazioni più riuscite nel campo della sanità;
  • http://www.pediatria.it/home/home.asp, offre un servizio rapido e gratuito con consulenze personalizzate e contributi di esperti che danno indicazioni sulle principali questioni richieste dai genitori;
  • www.psicoline, sito che offre consulenza in relazione a problematiche di tipo sessuale.

La gestione della conoscenza attraverso Internet sul tema della sanità è quindi in continuo sviluppo.   

E’ l’empowerment che modifica la relazione medico-paziente

Aprile 30, 2008

Il termine “empowerment” è stato coniato dallo psicologo americano, Bob Anderson. Egli, utilizzando questo concetto, rivoluziona il classico rapporto medico-paziente. Nella sua visione già la parola paziente appare inadeguata: essa dà, infatti, l’idea di un soggetto passivo, che subisce (patisce) la malattia e le cure. Nella maggior parte dei casi, invece, non è affatto così.  Il concetto di empowerment pone al centro la storia personale, il vissuto, le relazioni sociali, l’ambiente presente e passato del paziente (anche se tale termine non è corretto nella concezione di Anderson, è sicuramente quello più immediato) e lo considera un soggetto attivo.

Una diversa considerazione del paziente porta naturalmente ad una nuova visione di medico. Il medico non è più colui che “somministra delle ricette”, ma colui che aiuta la persona a gestire in modo adeguato e consapevole la sua malattia. Il medico diviene così una sorta di coach, un allenatore personale che può aiutare gli atleti a trarre il meglio da se stessi, ma non può in alcun modo sostituirsi a loro.

Da “Modus online” ho tratto alcune tracce dell’intervista a Bob Anderson:

1. Il rapporto classico tra medico e paziente è molto antico: perché dobbiamo cambiarlo proprio ora?
Perché tutti, medici e ‘pazienti’, troviamo difficoltà crescenti a trattare efficacemente le patologie più comuni, che oggi sono condizioni croniche in gran parte prevenibili come le malattie cardiovascolari, l’obesità e il diabete. Abbiamo ereditato l’attuale relazione medico/paziente, dall’Ottocento positivista e l’abbiamo modificata in peggio: La relazione è divenuta via via più impersonale, frammentata nelle innumerevoli competenze specialistiche e sub-specialistiche, standardizzata nei tempi e nei modi.

2. Cosa manca?
Manca l’empatia, la capacità di creare un rapporto personale fra medico e paziente che influisce sempre in modo negativo; ma se nelle patologie acute questo effetto sfavorevole è trascurabile dal punto di vista pratico, nelle patologie croniche la mancanza di empatia si traduce in una forte divaricazione tra la cura prescritta e la cura messa in pratica, compromettendo in modo sostanziale il percorso terapeutico.

3. Ma questa ‘empatia’ non rischia di compromettere le facoltà di giudizio del medico?
E’ importante conoscere bene la storia del paziente. Fino agli anni ’50 il paziente veniva osservato, toccato, ascoltato con impegno e attenzione, e solo dopo un esame accurato e completo venivano richiesti degli approfondimenti strumentali o di laboratorio. Oggi accade il contrario. Non si fa neanche in tempo a entrare in uno studio medico che subito si viene mandati a fare degli esami.

4. Le macchine in compenso sono più oggettive…
Lei crede? Le macchine non aumentano il tasso di oggettività di un dato, per il semplice motivo che dietro di loro ci sono tante soggettività diverse, dai costruttori ai tecnici a coloro che devono interpretare il dato strumentale. Possono essere più sensibili e più specifiche, ma niente può essere più oggettivo dei nostri sensi. In ogni caso, anche qualora lo fossero, la ‘visita’ classica termina con la diagnosi e la terapia, che è un’operazione in parte soggettiva.

Infine, eccovi i punti chiave del pensiero di Bob Anderson sull’empowerment:

  1. I medici devono essere dei buoni ascoltatori;
  2. I medici devono creare un rapporto di fiducia col paziente prima di procedere alla diagnosi;
  3. L’empowerment non è un traguardo che si raggiunge una volta per tutte, ma uno stile, un processo da perfezionare e modulare ai cambiamenti della vita;
  4. L’empowerment vuole potenziare il paziente, ma per questo è necessario il supporto del medico;
  5. L’empowerment non funziona sempre, ma funziona meglio di quanto faceva la classica relazione medico-paziente. Il tempo è la mancanza più grande;

La Telemedicina e il rapporto medico-paziente

Aprile 29, 2008

Una delle principali motivazioni che ha portato ad un tardivo e lento sviluppo della Telemedicina in Italia è la “paura”, nutrita da numerosi medici, che ”tutta questa tecnologia” (ironicamente parlando) possa, di fatto, portare ad un peggioramento nella relazione con i loro pazienti. Ciò viene imputato al fatto che tale tecnologia, pur essendo valida e indubbiamente appropriata, può costituire un’inopportuna mediazione tra il medico e il paziente volonteroso di utilizzarla. Questa tesi appare essere, secondo numerosi esperti, infondata. La telemedicina infatti non vuole sostituirsi al peculiare rapporto tra medico e paziente: quello rimane e rimarrà sempre. Ciò che cambia è invece la posizione del paziente, che viene coinvolto maggiormente nel processo di gestione della sua salute. Non si deve dunque parlare di qualcosa che “vuole prendere il posto di qualcos’altro”, bensì di una vera e propria integrazione portatrice di vantaggi sia per il medico che per il paziente.

È necessario dunque riconsiderare la telemedicina clinica ( in particolare la telecardiologia, le teleconsultazioni, e il telemonitoraggio, come un sistema di semplificazione e di miglioramento delle procedure sanitarie, soprattutto quelle che si interessano  delle patologie croniche ed a rendere più facile la vita del paziente (che diviene anche più consapevole). Si parla di una vera e propria “semplificazione” in quanto la telemedicina può comportare un controllo più regolare e tempestivo con la collaborazione dello stesso paziente. La consapevolezza di saper gestire più autonomamente la propria salute ha effetti positivi anche sullo stato psicologico del malato (e naturalmente anche sull’empowerment).  
Il principale vantaggio della telemedicina clinica ha origine nella semplicità d’utilizzo del dispositivo e delle procedure operative (anche se comunque è necessario un’educazione del paziente all’utilizzo). Si attiva in tal modo la cosiddetta “compliance” del paziente e si rende anche più facile e pragmatico il rapporto del paziente stesso col proprio medico.
Il medico, dall’altra parte, ricopre un ruolo centrale nel favorire l’ uso della telemedicina e nell’apprezzarne gli aspetti positivi, deve, cioè, contribuire ad un rapporto corretto tra tecnologia e paziente nel precipuo interesse della salute e delle condizioni per mantenerla.

Sia il medico che il paziente sono quindi coinvolti dai vantaggi che l’uso della telemedicina può dare.

La Telemedicina

Aprile 7, 2008

La telemedicina è l’insieme di tecniche mediche ed informatiche che permettono la cura di un paziente a distanza o più in generale di fornire servizi sanitari a distanza. Nell’ambito della diagnostica clinica, è possibile per un medico effettuare la diagnosi su un paziente che non è fisicamente nello stesso posto del medico, attraverso la trasmissione a distanza di dati prodotti da strumenti diagnostici. La seconda opinione medica è una delle applicazioni più comuni nell’ambito della telemedicina, essa consiste nel fornire una opinione clinica a distanza supportata da dati acquisiti inviati ad un medico remoto che li analizza e li referta producendo di fatto una seconda valutazione clinica su un paziente. Le tecniche telemediche di fatto favoriscono anche applicazioni di formazione distanza, nelle quali il medico remoto può specializzare i medici che chiedono una seconda opinione su un caso clinico attraverso tecniche di e-learning