Archivio per la categoria ‘Cenni storici’

Un po’ di storia

Aprile 2, 2008

Nei secoli diciottesimo e diciannovesimo negli Stati Uniti d’America il termine empowerment era interconnesso ai concetti sociali dell’autonomia, dell’autodeterminazione e della responsabilità personale, enfatizzati nei concetti di libertà personale e diritti individuali. Con il riconoscimento della medicina come professione scientifica il paziente è stato relegato ad un ruolo sempre più passivo, di delega all’esperto.
A partire dagli anni Sessanta la rivoluzione culturale ha rimesso in discussione il ruolo dell’autorità e ha ridato enfasi alla partecipazione popolare. A seguito del processo di Norimberga è stato introdotto il ‘consenso informato’, teso ad assicurare che i pazienti ricevessero adeguate informazioni circa le possibili opzioni di cura.
Nel 1970 l’Associazione americana degli ospedali ha sancito il ‘Patient bill of rights’, a cui ha fatto seguito il ‘Living will’. Successivamente anche in Gran Bretagna sono state introdotte le ‘Patients’ charters’ sulla cui scia nel nostro Paese sono state redatte e approvate le Carte dei servizi pubblici (DPCM 27.01.994, GU 43 del 22.02.1994) e successivamente quella dei servizi sanitari (DPCM 19 maggio 1995, GU del 31.05.1995, n. 125).

I presupposti

Marzo 29, 2008

“I problemi di sfiducia e di incomprensione tra paziente e medico possono essere risolti anche attraverso lo sviluppo delle abilità di comunicazione di quest’ultimo. L’obiettivo è migliorare la relazione tra le due parti: il paziente diventerebbe più disposto ad affidarsi alle cure del medico, lo scambio di informazioni avverrebbe in maniera più efficace e si riuscirebbe a porre rimedio a tempi di consultazione spesso molto limitati. Lo sviluppo delle abilità di comunicazione del medico passa per una conoscenza accurata dell’esperienza e del linguaggio del paziente; in particolare, del modo in cui questi, attraverso il linguaggio, “racconta” la realtà a se stesso, alle altre persone e al medico.
Quando il paziente parla della sua esperienza, ne dà necessariamente una rappresentazione limitata: la sua “mappa del mondo”, già di per se imperfetta rispetto al mondo reale, deve essere trasmessa scegliendo alcune parole piuttosto che altre, utilizzando delle modalità espressive e interpretative e scartandone altre, e così via…”. Interessanti spunti dal testo “Comunicazione Medico-Paziente” di Roberti, Bellotti e Caterino che citerò anche nei post a seguire…