Negli Stati Uniti ogni 3o programmi di ricerca tecnologica in medicina, 17 riguardano i telefonini.
L’ultima novità in telemedicina assume le sembianze di un “tradizionale” cerotto. Questo si applica facilmente sulla pelle, ma la sua particolarità consiste nella presenza di un sensore in grado di misurare la glicemia, la temperatura, le reazioni allergiche e altri dati importanti, per esempio, per la diagnosi di malattie cardiocircolatorie. Questo speciale «band aid» trasmette i dati al cellulare che, a sua volta, li invia al medico o all’infermiera che segue il paziente. Questo cerotto, realizzato dai ricercatori della Gentag, una società americana di telemedicina, comincerà ad entrare in circolazione in Europa già nella prossima estate. A giugno, inoltre, Life Records (altro pioniere Usa del software per la salute) immeterà sul mercato un’applicazione che permette di avere accesso a tutte le informazioni mediche personali conservate nei sistemi informatici. Tale applicazione, il cui costo si stima che varierà tra i 45 e i 55 dollari l’anno, è attualmente fruibile solo da parte di chi possiede un iPhone: il cellulare «intelligente » della Apple dotato di una tecnologia di riproduzione e scorrimento delle immagini che facilita la consultazione sul piccolo schermo dei risultati di ecografie, lastre, elettrocardiogrammi.
Grazie all’entrata della tecnologia nel settore sanitario, questo ha potuto fare notevoli progressi. Accanto però ai benefici vi sono, tuttavia, anche costi sempre più ingenti (si pensi, per esempio, alla frequenza con la quale le radiografie sono state sostituite da risonanze magnetiche e Tac; oppure al prezzo elevatissimo dei nuovi farmaci biotech). Una parte di queste tecnologie, però, (in particolare quelle informatiche) dovrebbero anche avere la capacità di ridurre drasticamente i costi di produzione dei servizi medici. Nel concreto, tuttavia, questo processo, in America, ha faticato ad affermarsi a causa di problemi legati alla tutela della «privacy » dei dati medici messi in rete, ma soprattutto perché nessuno dei protagonisti della sanità Usa (compagnie assicurative, ospedali, medici) era disposto ad affrontare gli enormi costi della realizzazione di un sistema digitale nazionale e aveva la forza di imporre standard omogenei.
Il cambiamento di prospettiva è piuttosto recente e può essere fatto risalire appena ad un paio d’anni fa, quando i grandi dell’informatica e delle tecnologie mediche (da Microsoft a Cisco, da Google a General Electric) hanno iniziato ad investire nella sanità digitale. Contemporaneamente si sono realizzati i cosidetti “cellulari intelligenti”, in grado di sostituire buona parte delle funzioni svolte fino a quel momento solo da un computer. La ricerca si è così concentrata sempre più in questo settore, con la speranza di dar vita a una medicina non solo digitale e a distanza, ma anche mobile.
L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ritiene che il cellulare sia la chiave di volta del progresso della medicina nei Paesi poveri: basti pensare che oggi la metà delle attrezzature di monitoraggio della salute inviate nel Terzo mondo rimane inutilizzata per mancanza di personale specializzato o delle parti di ricambio. In futuro basterà saper usare il telefono mobile. Inoltre, anche nelle zone più ricche la nuova tecnologia può consentire non solo risparmi, anche miglioramenti delle cure. Ad esempio, in California il San Mateo Medical Center ha creato da tempo BeWellMobile, sistema destinato a chi soffre di asma e diabete, basato sulla trasmissione quotidiana di dati ai propri medici. Un test durato due anni ha dimostrato che nessuno dei pazienti che in precedenza si era ritrovato in zona-pericolo e quindi era finito al pronto soccorso, ha più avuto bisogno di un intervento medico di emergenza.