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	<title>2CON &#187; Medico</title>
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	<description>Approccio psicologico nella comunicazione medico-paziente</description>
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		<title>E&#8217; l&#8217;empowerment  che modifica la relazione medico-paziente</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Apr 2008 09:29:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>noemigmonti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Empowerment]]></category>
		<category><![CDATA[Medico]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Il termine &#8220;empowerment&#8221; è stato coniato dallo psicologo americano, Bob Anderson. Egli, utilizzando questo concetto, rivoluziona il classico rapporto medico-paziente. Nella sua visione già la parola paziente appare inadeguata: essa dà, infatti, l’idea di un soggetto passivo, che subisce (patisce) la malattia e le cure. Nella maggior parte dei casi, invece, non è affatto così.  Il concetto di empowerment pone al centro la storia personale, il vissuto, le relazioni sociali, l&#8217;ambiente presente e passato del paziente (anche se tale termine non è corretto nella concezione di Anderson, è sicuramente quello più immediato) e lo considera un soggetto attivo.</p>
<p>Una diversa considerazione del paziente porta naturalmente ad una nuova visione di medico. Il medico non è più colui che &#8220;somministra delle ricette&#8221;, ma colui che aiuta la persona a gestire in modo adeguato e consapevole la sua malattia. Il medico diviene così una sorta di coach, un allenatore personale che può aiutare gli atleti a trarre il meglio da se stessi, ma non può in alcun modo sostituirsi a loro.</p>
<p>Da &#8220;Modus online&#8221; ho tratto alcune tracce dell&#8217;intervista a Bob Anderson:</p>
<p><em><strong>1. Il rapporto classico tra medico e paziente è molto antico: perché dobbiamo cambiarlo proprio ora?</strong><br />
Perché tutti, medici e ‘pazienti’, troviamo difficoltà crescenti a trattare efficacemente le patologie più comuni, che oggi sono condizioni croniche in gran parte prevenibili come le malattie cardiovascolari, l’obesità e il diabete. Abbiamo ereditato l’attuale relazione medico/paziente, dall’Ottocento positivista e l’abbiamo modificata in peggio: La relazione è divenuta via via più impersonale, frammentata nelle innumerevoli competenze specialistiche e sub-specialistiche, standardizzata nei tempi e nei modi.</em></p>
<p><em><strong>2. Cosa manca?</strong><br />
Manca l’empatia, la capacità di creare un rapporto personale fra medico e paziente che influisce sempre in modo negativo; ma se nelle patologie acute questo effetto sfavorevole è trascurabile dal punto di vista pratico, nelle patologie croniche la mancanza di empatia si traduce in una forte divaricazione tra la cura prescritta e la cura messa in pratica, compromettendo in modo sostanziale il percorso terapeutico.</em></p>
<p><em><strong>3. Ma questa ‘empatia’ non rischia di compromettere le facoltà di giudizio del medico?</strong><br />
E’ importante conoscere bene la storia del paziente. Fino agli anni ’50 il paziente veniva osservato, toccato, ascoltato con impegno e attenzione, e solo dopo un esame accurato e completo venivano richiesti degli approfondimenti strumentali o di laboratorio. Oggi accade il contrario. Non si fa neanche in tempo a entrare in uno studio medico che subito si viene mandati a fare degli esami.</em></p>
<p><em><strong>4. Le macchine in compenso sono più oggettive&#8230;</strong><br />
Lei crede? Le macchine non aumentano il tasso di oggettività di un dato, per il semplice motivo che dietro di loro ci sono tante soggettività diverse, dai costruttori ai tecnici a coloro che devono interpretare il dato strumentale. Possono essere più sensibili e più specifiche, ma niente può essere più oggettivo dei nostri sensi. In ogni caso, anche qualora lo fossero, la ‘visita’ classica termina con la diagnosi e la terapia, che è un’operazione in parte soggettiva.</em></p>
<p><span style="color:#dd0054;"><span style="color:#000000;">Infine, eccovi i punti chiave del pensiero di Bob Anderson sull&#8217;empowerment:</span></span></p>
<ol>
<li><em>I medici devono essere dei buoni ascoltatori;</em></li>
<li><em>I medici devono creare un rapporto di fiducia col paziente prima di procedere alla diagnosi;</em></li>
<li><em>L&#8217;empowerment non è un traguardo che si raggiunge una volta per tutte, ma uno stile, un processo da perfezionare e modulare ai cambiamenti della vita;</em></li>
<li><em>L&#8217;empowerment vuole potenziare il paziente, ma per questo è necessario il supporto del medico;</em></li>
<li><em>L&#8217;empowerment non funziona sempre, ma funziona meglio di quanto faceva la classica relazione medico-paziente. Il tempo è la mancanza più grande;</em></li>
</ol>
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