Archivio per la categoria ‘Relazione’

2CON

Maggio 4, 2008

Come diceva Albert Schweitzer “il paziente non lo sa, ma il vero medico è quello che ha dentro di sé. E noi abbiamo successo quando diamo a quel medico la possibilità di fare il suo lavoro”.
Se il medico è competente sulla malattia, il malato è l’unico competente a dire come la vive e la soffre. Se il malato deve saper imparare dal medico le informazioni sulla malattia e la cura, il medico deve saper imparare dal malato le informazioni su come lui vive la malattia e la cura (secondo Massimo Tombesi, se il paziente non sempre ha ragione, ha sempre almeno una ragione). Si può pensare ad un incontro tra esperti con diverse competenze: quella di ascoltare il più possibile senza pregiudizi e quella di definire in maniera il più possibile precisa il proprio malessere. La relazione può, quindi, diventare sempre più un momento, se non il primo, di cura. A questi esperti,  poi, possiamo aggiungere le potenzialità del contesto che li circonda (reti sociali e nuovi media) e trovare uno scenario comunicazione medico-paziente sempre più attivo e interessante da indagare. Pronti per il nuovo contesto…oltre la diade.

Burnout Syndrome

Aprile 13, 2008

Al giorno d’oggi prendersi cura di un paziente può essere fonte di stress; il fenomeno conosciuto come “Burnout syndrome“, tipica di tutte le relazioni d’aiuto, si verifica quando il professionista è incapace di risolvere certi aspetti della relazione, coinvolgendosi emotivamente in maniera eccessiva. Nonostante il contesto di Stato Sociale così come è predisposto giochi un ruolo importante in questa condizione, è essenziale per il medico (o ogni alto professionista) essere in grado di mantenersi in ogni situazione su un livello psicologico e relazionale, specialmente riguardo la questione dell’ansia. In questo modo si ottiene la protezione emotiva del paziente e del professionista, con il risultato di un miglioramento nella relazione. La soddisfazione di entrambi i membri della relazione, paziente e medico, è strettamente connessa ed ha una influenza determinante sul grado di soddisfazione terapeutica e di efficienza istituzionale.

Ricalcare il paziente

Aprile 8, 2008

Spesso, quando due persone si “ricalcano”, si muovono spontaneamente e inavvertitamente allo stesso ritmo, parlano con un tono di voce simile, assumono posture simmetriche, utilizzano espressioni linguistiche simili e un lessico ricorrente: tendono, complessivamente, ad assomigliarsi, e più si assomigliano, più aumenta la loro disponibilità ad affidarsi l’una all’altra. In presenza di queste condizioni, può accadere che una delle due decida di muovere in una determinata direzione, e che l’altra persona, sentendosi fiduciosa, si adegui al cambiamento proposto, più o meno esplicitamente. In altre parole, una persona guida l’altra, e quest’ultima è disposta a seguirla.
Il medico può riprodurre deliberatamente gli schemi del ricalco e della guida: il primo ha lo scopo di creare un rapporto di affinità che tranquillizzi e renda fiducioso il paziente, in quanto gli trasmette il messaggio del medico “io sono come te e ho il tuo modo di essere e di sentire”. A questo punto è come se il medico ottenesse dal paziente il permesso non scritto di stabilire la direzione e di condurre il gioco, accompagnando il paziente, ormai fiducioso e collaborativo, nella cura e nelle successive tappe del trattamento (interessanti spunti dal testo “Comunicazione Medico-Paziente” di Roberti, Bellotti e Caterino).

L’operatore relazionale

Aprile 8, 2008

L’operatore relazionale deve muoversi (entrare in sintonia) con il modo di valutare del soggetto. Da questa “connessione interiore” si passa al dialogo, in cui deve cercare di mettersi nei panni dell’altro. Pertanto, non deve cercare di sostituire il punto di vista del soggetto con il proprio punto di vista personale, ma deve dialogare con l’altro per trovare un punto di vista comune che sia realizzabile (lavoro congiunto). Nell’ottica della guida relazionale bisogna lavorare con un atteggiamento retroagente, ponendosi cioè come un catalizzatore che aiuti la riflessività dell’altro e della rete Questo deve valere sia nella relazione con il singolo che con l’équipe. Poiché l’operatore lavora attraverso le relazioni, egli deve facilitare le relazioni stesse.

Costruire la fiducia

Aprile 5, 2008

La fiducia si può costruire in vario modo. A volte è un sentimento spontaneo o indotto da un “passaparola” lusinghiero nei confronti del medico; in altre occasioni il medico ha bisogno di lavorarci su e di far sentire al paziente che è in mani esperte. In tutti i casi, la fiducia, una volta costruita, va nutrita e consolidata nel tempo.
Il ricalco è una tecnica attraverso la quale il medico può riprodurre volontariamente gli schemi di una comunicazione caratterizzata da complicità e condivisione degli obiettivi.

Autoresponsabilità e salutogenesi del paziente

Aprile 3, 2008

Parlare di autoresponsabilità nell’ambito dell’allocazione delle risorse nella sanità può apparire ambiguo: la responsabilità va scaricata tutta sul paziente? Di quanta autoresponsabilità può farsi carico il paziente senza essere sottoposto ad una pressione eccessiva? Aspetti etici ed economici, aspetti legati alla qualità delle istituzioni, il livello di formazione, il ceto sociale, le reti sociali, ecc. rappresentano elementi importanti. Nel quadro dell’autoresponsabilità, i fattori rilevanti a livello personale sono la personalità del singolo individuo, la sua capacità di affrontare le situazioni difficili, il suo grado di resilienza, la sua attitudine a cercare aiuto e la salutogenesi. Ma dove si colloca l’autoresponsabilità in questo importante dibattito?

Ascoltare è la base

Aprile 1, 2008

Un ascolto efficace del paziente è un altro strumento di indagine del medico che contribuisce “attivamente” a realizzare la raccolta delle informazioni e a risparmiare tempo.
Durante i momenti che il medico dedica all’ascolto del suo resoconto, il paziente ha modo di concentrarsi e disporsi a fornire notizie sempre più pertinenti e qualitativamente migliori; da parte sua, il medico può rivolgere un’attenzione più focalizzata alle strutture verbali utilizzate ed eventualmente decidere di “ricalcarle” e  riprodurle, per ridurre al minimo i rischi di distorcere i messaggi in arrivo.